Giovanni Secco Suardo

 
Scheda biografica
Scritti di Giovanni Secco Suardo
Studi e pubblicazioni su Giovanni Secco Suardo

 

BIOGRAFIA

Vita

Proveniente da un’antica famiglia bergamasca, il Conte Giovanni Secco Suardo seguì gli studi di Legge e, dal 1831, si trasferì a Milano come Deputato presso la Congregazione Centrale della città.
Ben introdotto nella cerchia della “connoisseurship” lombarda dell’epoca, mantenne stretti rapporti con i collezionisti che gravitavano attorno all’Accademia Carrara – Guglielmo Lochis, Carlo Marenzi, Giovanni Brentani, Pietro Moroni – e, a Milano, con Girolamo D’Adda, Giovanni Morelli, Charles Eastlake, Giangiacomo Poldi Pezzoli. La passione per il collezionismo lo portò ad occuparsi dei problemi legati alle tecniche artistiche e a frequentare i più rinomati atéliers milanesi del tempo, fra i quali quello di Alessandro Brisson e di Giuseppe Molteni che, alla metà del secolo, erano divenuti luoghi di incontro “obbligati” per connoisseurs, mercanti e restauratori.

Nel 1858 pubblicò un primo lavoro “Sulla scoperta ed introduzione in Italia dell’odierno sistema di dipingere ad olio”, cui seguirono, nel 1870, i “Pensieri sulla pittura ad encausto, ad olio e a tempera”.

Fin dai primi anni Cinquanta si dedicò allo studio delle tecniche di restauro dei dipinti,creando un vero e proprio laboratorio nella sua residenza di Lurano (Bergamo). Entrò in contatto con i più famosi restauratori del tempo italiani e stranieri, da Paul Kiewert a Maximilian Pettenkoffer, analizzando e confrontando le diverse tecniche e metodologie di restauro impiegate in Italia e all’estero.

Frutto di queste esperienze fu, tra l’altro, il celebre “Manuale ragionato per la parte meccanica dell’Arte del Ristauratore di dipinti” (Milano, 1866), che ebbe una larghissima fortuna editoriale e divenne strumento indispensabile per restauratori, collezionisti e amateurs. Fra le sue novità, la più importante resta la descrizione dello “strappo” degli affreschi, una tecnica a tutt’oggi applicata nel trasporto dei dipinti murali, sia pure con le ovvie varianti dovute all’evoluzione tecnologica, che ha consentito al restauro di trasformarsi in una vera e propria scienza della conservazione.

Nel 1864 fu chiamato dal Ministero della Pubblica Istruzione a tenere un corso di lezioni sul restauro presso i laboratori della Galleria degli Uffizi a Firenze; da questa esperienza nacque una prima e moderna scuola di “estrattisti” che costituì l’antefatto per l’emergere di una nuova sensibilità verso i problemi della conservazione del patrimonio artistico italiano.
 

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Scheda biografica

1798 Il 23 agosto nasce a Lurano (Bergamo), nel castello della famiglia Secco Suardo, una delle più antiche famiglie bergamasche che nel corso del Settecento continuò a distinguersi e alcuni dei suoi esponenti furono figure di spicco negli ambienti del tempo.
Giovanni Secco Suardo trascorre la sua giovinezza a Bergamo, frequentando l’ambiente dell’Accademia Carrara e quindi la cerchia dei colti conoscitori d’arte, come Guglielmo Lochis, Carlo Marenzi, Paolo Vimercati Sozzi, Pietro Moroni. Nonostante i suoi interessi umanistici intraprende gli studi giuridici, ma da autodidatta si dedica agli studi sull’arte e sul restauro.

1820 Sposa Teresa Ragazzoni.

1831 Si trasferisce con la famiglia a Milano, dopo essere stato nominato Deputato della città di Bergamo presso la Congregazione Centrale di Milano. Si dedica allo studio delle tecniche degli antichi maestri.

Su questo problema avevano già lavorato Charles Eastlake e Mary P. Merrifield. In Inghilterra già da tempo era nato un vivace dibattito intorno ai problemi di conservazione del patrimonio artistico ed ai metodi di restauro impiegati, tanto che la Royal Commision on the Fine Art aveva incaricato un gruppo di studiosi di raccogliere il materiale esistente sulle tecniche degli antichi.

Frequenta gli ambienti dell’Accademia di Brera. Conosce Giuseppe Mongeri, frequenta i cenacoli del collezionismo, soprattutto lo studio di Giuseppe Molteni. Conosce Giovanni Morelli e fra i due nasce una intensa amicizia che durerà per il resto della vita. I loro legami personali e la loro attività professionale si incrociano continuamente e nel Morelli il conte troverà sempre ampia comprensione e appoggio.

1844-50 Nell’arco di questi anni si colloca tradizionalmente il suo viaggio nel Nord Europa: Monaco, Vienna, Dresda, Lipsia, Berlino, visitando le maggiori pinacoteche. Ne nasce il Taccuino, una sorta di diario di viaggio, pubblicato per la prima volta nel 1995, in occasione del Convegno a lui dedicato (in Giovanni Secco Suardo (1798-1873). Fonti Strumenti Materiali di Ricerca, a cura di E.De Pascale e C.Giannini, Bergamo 1995, pp.113-172.), dove sono annotate tutte le sue osservazioni. Si tratta soprattutto di annotazioni minuziose sullo stato di conservazione dei dipinti, che rivelano quanto il Secco Suardo fosse attento, sin da allora, alle condizioni in cui un’opera d’arte veniva tramandata.
In seguito ai suoi soggiorni all’estero si dedica sempre più assiduamente allo studio delle tecniche artistiche e delle tecniche di restauro, arrivando ad interessarsi esclusivamente della conservazione del patrimonio artistico ed a dedicarsi all’esperienza di restauratore.

 

1850-1863 In questi anni frequenta la bottega del noto restauratore milanese Alessandro Brisson, che probabilmente conobbe quando questi si trovava a Bergamo dove lavorava come restauratore di Guglielmo Lochis. Sono gli anni in cui si intensificano anche i rapporti con l’amico Giuseppe Fumagalli, figlio del noto pittore restauratore Bortolo Fumagalli, che a Bergamo aveva una delle più importanti botteghe di restauro. Tra i due vi è un reciproco scambio di ricette, informazioni sui vari esperimenti, notizie sugli acquisti e sui prezzi delle opere.
Il Secco Suardo, in questo periodo, aveva già sperimentato alcune sue tecniche e stava cominciando ad elaborare un nuovo sistema di trasporto dei dipinti e degli affreschi, quello che poi avrebbe descritto nel suo famoso Manuale di restauro.

In Italia, le tecniche di restauro in uso i questo periodo non poggiavano ancora su delle basi scientifiche. Ancora alla metà dell’Ottocento la sede di maggiore prestigio per il restauro pittorico era considerata Parigi, dove molte opere italiane venivano inviate per sottoporsi ad interventi di restauro. Le tecniche di trasporto, la cui fortuna si deve ai trasporti eseguiti da Robert Picault a Parigi, erano poco diffuse e viste ancora con una certa diffidenza.
Giovanni Secco Suardo cerca di reperire la maggior quantità di notizie sulle tecniche di restauro in uso in Europa. Fra i vari contatti, quello con Paul Kiewert, il più noto restauratore parigino, che molte commissioni riceveva dall’Italia, con il tedesco Maximilian Pettenkofer e il russo Alexandrovic Gedeonov.

1850 ca. Restaura due Nature morte di Bartolomeo Bettera (Bergamo. Accademia Carrara, già collezione Secco Suardo; i due dipinti vennero donati alla pinacoteca dal conte); un Ritratto di Giovanni Suardo, ascrivibile a Vittore Ghislandi (Bergamo, Accademia Carrara, già collezione Secco Suardo).

1855 ca. Verso la metà degli anni Cinquanta, esegue con successo il primo esperimento di “strappo” di un frammento di affresco del XIV secolo, proveniente da una abitazione di Bergamo Alta, raffigurante una Scena cavalleresca (Lurano. collezione privata), con quella tecnica che avrebbe utilizzato quattro anni più tardi a Firenze e che avrebbe descritto nella sua opera.
Dopo questo lavoro, il cui risultato fu più che soddisfacente, entra in società con il Brisson, noto non solo come restauratore, ma anche pittore, mediatore e commerciante. Insieme lavorano allo studio di un metodo di trasporto dei dipinti in tavola che sostituiva i tradizionali sistemi di stacco utilizzati fino ad allora nelle botteghe. Eseguono diversi lavori in collaborazione, ma successivamente i rapporti tra i due restauratori si interromperanno, a causa dei diversi interessi che avevano motivato le loro ricerche.

1857 Esegue, con il Brisson, il trasporto di un dipinto di Cima da Conigliano, della Pinacoteca di Brera, identificato con il San Pietro in trono con i santi Giovanni Battista e Paolo (C. GIANNINI, Giovanni Secco Suardo. La vita le opere i restauri, in op. cit., 1995, nota 47, p.41), in seguito al quale il Brisson ottiene diverse commissioni per interventi del genere. Per questo lavoro vengono premiati in occasione del concorso bandito dal Regio Istituto Lombardo di Scienze, Lettere ed Arti, nell’agosto del 1863.

1858 Anno dell’ultima sua nomina a Deputato della città di Bergamo presso la Congregazione Centrale di Milano e che segna il completo abbandono dell’attività diplomatica per dedicarsi completamente agli studi sul restauro.

Pubblica il suo primo lavoro: Sulla scoperta ed introduzione in Italia dell’odierno sistema del dipingere ad olio, tip. G. Bernardoni, Milano 1858, risultato delle sue ricerche giovanili sulle tecniche pittoriche dei fiamminghi.

A due anni dalla pubblicazione di Secco Suardo, sullo stesso argomento lo studioso milanese Giuseppe Mongeri pubblica il saggio La pittura ad olio, nel quale controbatte le ipotesi di Giovanni, e tra i due nasce una sofisticata disputa. Il conte risponde al Mongeri con un breve scritto, sotto forma di lettera all’amico Gerolamo d’Adda Lettera del conte Giovanni Secco Suardo relativa all’opuscolo del signor Giuseppe Mongeri intitolato della pittura ad olio, tip. G. Bernardoni, Milano 1860, denunciando le sue imprecisioni.
 

Anni ’60 Si ritira nella residenza di famiglia a Lurano, dove si dedica completamente agli studi di conservazione. A Lurano dà vita ad un vero e proprio laboratorio, aiutato dall’allievo Antonio Zanchi. Questi, che già da giovanissimo aveva frequentato la bottega del Fumagalli, diviene subito un abile “estrattista” e lavorerà per il Morelli, i Frizzoni, per Giangiacomo Poldi Pezzoli.
Il conte riprende a frequentare l’ambiente della Carrara: Vimercati Sozzi, Guglielmo Lochis, Giuseppe Fumagalli, Giovanni Brentani, commissario della Carrara, per conto del quale esegue anche alcuni lavori.

1860-1863 Esegue lo strappo di un Compianto della Chiesa di Santa Marta a Monza; di una Madonna con i Santi Caterina e Francesco e della Vergine con i Santi Bartolomeo e Caterina della Chiesa di san Francesco di Bergamo; un affresco con Le nozze mistiche di Santa Caterina e una Madonna con Bambino della basilica di Santa Maria Maggiore in Bergamo Alta.

1863 Per la Carrara esegue lo strappo della Madonna con Bambino di Antonio Maria da Carpi. L’opera viene poi mandata all’Esposizione Universale di Parigi (1867), dove è esposta nella sezione dedicata alle Arti Industriali.

1864 Ottiene dal Ministero della Pubblica Istruzione, grazie anche all’appoggio dell’amico Giovanni Morelli che ne condivide gli scopi, l’incarico di tenere a Firenze, presso i laboratori della Galleria degli Uffizi, una serie di lezioni sul trasporto dei dipinti (dall’11 maggio al 20 giugno), nelle quali egli renderà pubbliche le sue scoperte

Firenze, dove era attiva una scuola di restauratori di tradizione settecentesca, quali Ulisse Forni e Pietro Pezzati, di orientamenti conservatori, sembra poco propensa a modificare i propri metodi di lavoro e dimostra una certa diffidenza nei confronti dei nuovi metodi dello studioso e restauratore bergamasco, senza per altro nascondere anche una certa curiosità verso quelle tecniche di trasporto che per la prima volta sarebbero state esposte pubblicamente, senza alcun segreto. In tutta la città era riuscito a dar vita ad un vivacissimo dibattito sulle nuove tecniche di restauro.

Tra i lavori eseguiti a Firenze, su alcuni dipinti messigli a disposizione delle Regie Gallerie e su affreschi di edifici ecclesiastici, sottoposti alla tutela del direttore Paolo Feroni, ricordiamo: i trasporti di alcune tavole, tra cui una Sacra Famiglia, di scuola umbra databile alla fine XV sec. (dispersa, già Galleria Palatina) ed un Ritratto di Piero de’ Medici, detto il Gottuso (Galleria Palatina); lo strappo di una lunetta con il Martirio di San Benedetto, di Agnolo Bronzino, nel Chiostro degli Aranci della Badia Fiorentina, dove anteriormente aveva eseguito il trasporto di una serie di Tondi di mezze figure del fregio affrescato nel chiostro.

1864-1873 Trascorre gli ultimi anni della sua vita nella residenza di Lurano, dedicandosi soprattutto alla stesura del Manuale ed alla sua diffusione, sempre più convinto dell’importanza di una corretta conoscenza scientifica delle tecniche di restauro e del confronto tra i vari operatori facendo circolare i loro “segreti professionali”, tutto questo per una migliore tutela del patrimonio artistico.

1864-1865 Cura, insieme ai suoi collaboratori, Antonio Zanchi e Giuseppe Fumagalli, il restauro di alcuni dipinti della collezione di Giovanni Morelli.

1865 Viene recuperato il ciclo di affreschi con Storie di Ulisse di Giovan Battita Castello nella Villa di Gorlago, dopo anni di difficile trattazione da parte del conte Secco Suardo, consapevole del rapido degrado a cui era sottoposto il ciclo e della necessità di un tempestivo intervento. Gli affreschi, strappati da Antonio Zanchi, da Gorlago vengono trasferiti nel Palazzo della Prefettura di Bergamo, in un clima di generale perplessità, dovuta alla sfiducia ancora esistente verso la nuova tecnica di restauro ed ai dubbi circa la nuova collocazione delle pitture.

1865 Dona all’Accademia Carrara alcuni disegni della sua raccolta, fra cui alcuni di Giacomo Quarenghi, e vende alcuni dei suoi dipinti, il cui ricavato utilizza per la pubblicazione del suo libro, al quale aveva apportato le ultime correzioni al suo rientro da Firenze e già pronto all’inizio del 1865.

1866 Pubblica a sue spese, non avendo trovato nessun editore, il Manuale ragionato per la parte meccanica dell’Arte del Restauratore di dipinti, tip. P. Agnelli, Milano, in una edizione ridotta rispetto al suo manoscritto, che avrà una notevole fortuna editoriale, se si pensa che a pochi mesi della sua uscita era già esaurito.
(Dopo la morte dello studioso e restauratore Giovanni Secco Suardo, il suo Manuale di restauro sarà oggetto di numerose ristampe, a partire da quella del 1894, prima edizione integrale dell’opera, curata dagli eredi, che esce con il titolo Il Ristauratore di dipinti, Milano 1894; rist. Milano, 1918, 1927, 1979, 1992).

Sempre in quello stesso anno viene pubblicato anche il Manuale del pittore-restauratore di Ulisse Forni.

1870 Ripresi gli studi giovanili sulle tecniche pittoriche, pubblica sulla rivista “L’Arte in Italia” un suo saggio Pensieri sulla pittura ad encausto, ad olio e a tempera, Torino; ed un secondo saggio due anni dopo.

1872 Pubblica Alcune idee sulla pittura degli antichi, in “L’Arte in Italia”, Torino.

1873 Muore nella sua residenza di Lurano.

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BIBLIOGRAFIA

Scritti di Giovanni Secco Suardo

Giovanni Secco Suardo, Sulla scoperta ed introduzione in Italia dell’odierno sistema del dipingere ad olio, tip. G.Bernardoni, Milano 1858 (ristampa anastatica Associazione Giovanni Secco Suardo, Lurano 1998)

Giovanni Secco Suardo, Lettera del conte Giovanni Secco Suardo relativa all’opuscolo del signor Giuseppe Mongeri intitolato della pittura ad olio, tip. G.Bernardoni, Milano 1860

Giovanni Secco Suardo, Manuale ragionato per la parte meccanica dell’Arte del Restauratore di dipinti, tip. P.Agnelli, Milano 1866 (prima edizione)

Giovanni Secco Suardo, Osservazioni ad una opinione di Paolo Vimercati Sozzi, tip. P. Agnelli, Milano 1866

Giovanni Secco Suardo, Nota, estratto dal Manuale ragionato per la parte meccanica dell’Arte del Restauratore di dipinti, tip. P. Agnelli, Milano 1866

Giovanni Secco Suardo, Pensieri sulla pittura ad encausto, ad olio e a tempera, in L’Arte in Italia, Torino 1870

Giovanni Secco Suardo, Alcune idee sulla pittura degli antichi, in L’Arte in Italia, Torino 1872

Giovanni Secco Suardo, Il Ristauratore di dipinti, Hoepli, Milano 1894 (successive edizioni: Hoepli, Milano 1918; Cisalpino Goliardica, Milano 1927; Cisalpino Goliardica, Milano 1979; Cisalpino Goliardica, Milano 1988; Hoepli, Milano 1993)

Giovanni Secco Suardo, Taccuino di viaggio: Dresda, Lipsia, Berlino [1844-50], in Giovanni Secco Suardo 1798-1873. Fonti, strumenti, Materiali di ricerca, a cura di E. de Pascale e C. Giannini, Bergamo 1995, pag 113-172

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Studi e pubblicazioni su Giovanni Secco Suardo

A. Locatelli Milesi, Il Maestro dell’arte del restauro: il conte Giovanni Secco Suardo, in Bollettino della Civica Biblioteca di Bergamo, 1917, pp. 29-31

D. Secco Suardo, Notizia di Giovanni Secco Suardo, in Bergomum, 1, 1929, pp. 69-70

A. Belotti, Storia di Bergamo e dei Bergamaschi, Milano 1940

B. Belotti, Gli eccellenti bergamaschi, Bergamo 1956

E. Samaga, G. Secco Suardo (un bergamasco perfezionò il metodo di staccare gli affreschi dai muri), in L’Eco di Bergamo, 14/02/1970

A. Conti, Storia del restauro e della conservazione delle opere d’arte, I ed. Venezia 1973, II ed. Milano 1988

C. Giannini, Giovanni Secco Suardo nella storia del restauro pittorico, tesi di Laurea Facoltà di Lettere e Filosofia-Istituto di Storia dell’Arte-Università degli Studi di Firenze, relatori M. Gregori e U. Baldini, A.A. 1979-1980

C. Giannini, Aspetti dell’evoluzione del lessico del Sei e Settecento nel manuale di restauro del conte Secco Suardo, in Atti del Convegno Nazionale sui lessici tecnici del Sei e Settecento, Pisa 1980

C. Giannini, Note sul restauro italiano del secondo Ottocento. La scuola fiorentina di Giovanni Secco Suardo e il Morelli, in Paragone, 391, 1982, pp. 44-45

P. Butali, Il manuale del Secco Suardo alla luce delle moderne teorie di restauro, tesi di Laurea Facoltà di Lettere e Filosofia-Istituto di Storia dell’Arte-Università degli Studi di Firenze, relatore M. Gregori, A.A. 1982-1983

C. Sarteanesi, Il manuale di Giovanni Secco Suardo e le moderne tecniche di restauro, tesi di Laurea Facoltà di Lettere e Fiolosofia-Istituto di Storia dell’Arte-Uiniversità degli Studi di Firenze, relatore M. Gregori e U. Baldini, A.A. 1982-1983

C. Giannini, Giovanni Secco Suardo restauratore e teorico. Appunti per una prima ricostruzione dei lavori eseguitiu in ambiente lombardo, in Paragone, 437, 1986, pp. 68-75

C. Giannini, Contributo per una storia del restauro ottocentesco; il manuale di Giovanni Secco Suardo, in Archivio Storico Bergamasco,13, II, 1987, pp. 215-267

C. Giannini, Accenni sulle influenze straniere in alcuni episodi di restauro fiorentino, in L’Idea di Firenze. Temi e interpretazioni nell’arte straniera dell’Ottocento, a cura di M. Bossi e L. Tonini, Firenze, 1989

C. Giannini, Frammenti di diario, lettere e restauri di un connoisseur, in Kermes, 13, 1992, pp. 60-66

C. Giannini, Giovanni Morelli e il conte Suardo; restauro, conservazione e connoisseurship nel secondo Ottocento lombardo, in Giovanni Morelli e la cultura dei conoscitori, atti del Convegno Internazionale di Studi, Bergamo, 1993, pp. 199-220

M. Panzeri, Teoria e prassi del restauro bergamasco tra secondo Ottocento e primo Novecento, in I pittori bergamaschi dell’Ottocento, Banca Popolare di Bergamo-Credito Varesino, Bergamo 1993, vol III, pp. 3-8

Giovanni Secco Suardo. Fonti Strumenti Materiali di ricerca, a cura di E. De Pascale e C. Giannini, Provincia di Bergamo-Associazione Giovanni Secco Suardo, Bergamo 1995

P. Bensi, Scienziati e restauratori nell’italia dell’Ottocento. Una difficile convivenza, in Giovanni Secco Suardo. La cultura del restauro tra tutela e conservazione dell’opera d’arte, atti del Convegno Internazionale di Studi (Bergamo 9-11 marzo 1995), supplemento al n. 98 (1996) del Bollettino d’Arte, 1998, pp. 25-32

C. Giannini, Giovanni Secco Suardo: gli anni del collezionismo, in Giovanni Secco Suardo. La cultura del restauro tra tutela e conservazione dell’opera d’arte, atti del Convegno Internazionale di Studi (Bergamo 9-11 marzo 1995), supplemento al n. 98 (1996) del Bollettino d’Arte, 1998, pp. 63-72

M. Cordaro, Metodologie e tecniche del restauro nell’opera e negli scritti di Giovanni Secco Suardo: eredità, fortuna critica, innovazioni, in Giovanni Secco Suardo. La cultura del restauro tra tutela e conservazione dell’opera d’arte, atti del Convegno Internazionale di Studi (Bergamo 9-11 marzo 1995), supplemento al n. 98 (1996) del Bollettino d’Arte, 1998, pp. 73-78

G. Bonsanti, Giovanni Secco Suardo e Ulisse Forni: tecniche e tradizioni a confronto, in Giovanni Secco Suardo. La cultura del restauro tra tutela e conservazione dell’opera d’arte, atti del Convegno Internazionale di Studi (Bergamo 9-11 marzo 1995), supplemento al n. 98 (1996) del Bollettino d’Arte, 1998, pp. 79-82

R. Lapucci, Influenza di Giovanni Secco Suardo e Ulisse Forni nel restauro dei dipinti a Firenze (1860-1890), in Giovanni Secco Suardo. La cultura del restauro tra tutela e conservazione dell’opera d’arte, atti del Convegno Internazionale di Studi (Bergamo 9-11 marzo 1995), supplemento al n. 98 (1996) del Bollettino d’Arte, 1998, pp. 83-90

S. Bordini, L’Introduzione di Gaetano Previati a Il Ristauratore di dipinti di Giovanni Secco Suardo, in Giovanni Secco Suardo. La cultura del restauro tra tutela e conservazione dell’opera d’arte, atti del Convegno Internazionale di Studi (Bergamo 9-11 marzo 1995), supplemento al n. 98 (1996) del Bollettino d’Arte, 1998, pp. 115-118

L. Rissotto, Formazione e professionalità del restauratore dei dipinti: esperienze all’Istituto Centrale per il Restauro, in Giovanni Secco Suardo. La cultura del restauro tra tutela e conservazione dell’opera d’arte, atti del Convegno Internazionale di Studi (Bergamo 9-11 marzo 1995), supplemento al n. 98 (1996) del Bollettino d’Arte, 1998, pp. 119-122

C. Bertorello, Materiali a confronto sui dipinti murali nell’esperienza dei restauratori tra ‘800 e ‘900, in Giovanni Secco Suardo. La cultura del restauro tra tutela e conservazione dell’opera d’arte, atti del Convegno Internazionale di Studi (Bergamo 9-11 marzo 1995), supplemento al n. 98 (1996) del Bollettino d’Arte, 1998, pp. 137-144

A. Marcone, Un caso specifico: l’Amor Sacro e l’Amor Profano, in Giovanni Secco Suardo. La cultura del restauro tra tutela e conservazione dell’opera d’arte, atti del Convegno Internazionale di Studi (Bergamo 9-11 marzo 1995), supplemento al n. 98 (1996) del Bollettino d’Arte, 1998, pp. 145-148

G. Martellotti, Esperienze operative su strappi e stacchi eseguiti in Umbria tra XIX e XX secolo, in Giovanni Secco Suardo. La cultura del restauro tra tutela e conservazione dell’opera d’arte, atti del Convegno Internazionale di Studi (Bergamo 9-11 marzo 1995), supplemento al n. 98 (1996) del Bollettino d’Arte, 1998, pp. 149-160

C. Mani, Giovanni Secco Suardo e la cultura francese del restauro, tesi di Laurea Facoltà di Lettere e Filosofia-Conservazione dei Beni Culturali-Università degli Studi di Pisa, relatore E. Spalletti, A.A. 1997-1998

C. Giannini, Giovanni Secco Suardo alle origini del restauro moderno, Edifir, Firenze 2006. 

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