Tipologia: Archivio professionale

Ordinamento e struttura:
Dall’analisi dell’organizzazione delle carte è sembrata evidente la volontà del restauratore di costituire fascicoli che contenessero ciascuno distintamente tutti i documenti riguardanti i singoli interventi di restauro nell’intento di fornire una logica ripartizione ai propri documenti per lo più rispondente alle esigenze dell’attività professionale. Non è stato possibile determinare se tale organizzazione sia stata impostata in origine oppure in tempi più recenti, magari in occasione della donazione dell’archivio.
Il fondo è riordinato e inventariato, corredato di inventario a stampa per la consultazione.

Soggetto produttore: Giuseppe Arrigoni (Bergamo, 1915 – Bergamo, 2006)

Cenno biografico:
Giuseppe Arrigoni nasce a Bergamo il primo aprile del 1915.
Tra il 1927 e il 1930 frequenta la Scuola d’Arte “Andrea Fantoni” di Bergamo, allora diretta dal professor Francesco Domeneghini, suo maestro, dove segue lezioni di disegno e acquarello e apprende nozioni di prospettiva e geometria. Successivamente completa la sua formazione nello studio del pittore decoratore Giovanni Fasciotti, anche lui allievo del Domenighini, dove avrà modo di perfezionare il disegno e inizierà a familiarizzare con le tecniche di pittura murale.

L’occasione che lo porta ad avvicinarsi al restauro sembra esser più legata a circostanze del momento e dell’ambiente familiare: nel 1934 inizia infatti a frequentare a Milano la bottega del noto restauratore bergamasco Mauro Pellicioli, dove già da diversi anni lavorava il fratello maggiore Luciano.
Nella bottega apprende tecniche e metodologie d’intervento di restauro del tempo e in particolare dell’ambiente bergamasco, si può infatti considerare un degno rappresentante di quella schiera di artisti che hanno fatto di Bergamo una culla di questa arte.
Dopo i primi anni di apprendistato, Arrigoni diventa uno dei più stretti collaboratori del maestro Pellicioli e insieme parteciperanno ai più importanti restauri di quegli anni, sia in Italia che all’estero. Tra il 1935 e il 1938 lo segue in Ungheria, insieme al fratello Luciano e ad altri restauratori bergamaschi per il restauro degli affreschi rinascimentali allora appena scoperti nella cattedrale e nel palazzo reale di Esztergom e successivamente a Sumeg per il restauro degli affreschi di Franz Anton Maulbertsch. Sono questi gli anni che lo vedono impegnato a Perugia (1939), nel restauro degli affreschi del Perugino del Collegio del Cambio, e a Mantova per gli affreschi del Mantegna della Camera degli Sposi (1939).
Nel 1939 è a Roma a lavorare presso il neonato Istituto Centrale per il Restauro, dove il Pellicioli era stato nominato restauratore capo e il fratello Luciano aiuto-restauratore. Da quell’ anno fino al 1943 iniziano a susseguirsi importanti commissioni per alcuni tra i principali cicli di dipinti murali nazionali, ai quali lavorerà sempre sotto la direzione del Pellicioli e in stretta collaborazione col fratello e l’amico Pigazzini. I rapporti con l’Istituto Centrale per il Restauro continuano anche durante gli anni particolarmente difficili della guerra e nel dopoguerra quando, a seguito dei bombardamenti vengono danneggiate alcune delle opere di maggior rilievo artistico del paese che restaurerà insieme a tutta l’équipe del Pellicioli: a Vicenza, presso Villa Valmarana dei Nani, eseguono lo strappo degli affreschi del Tiepolo, a Padova nella Cappella Scrovegni restaurano gli affreschi di Giotto e a Milano operano nel refettorio di Santa Maria delle Grazie sul Cenacolo di Leonardo.

E’ con tale bagaglio di esperienze che Arrigoni si avvia verso una autonoma carriera di restauratore che lo vedrà coinvolto, per i successivi venticinque anni, in numerosi interventi su opere di altissimo valore artistico, sia a livello locale che in molte regioni del nord Italia, come testimoniano i documenti conservati.
Durante la sua attività indipendente interviene su moltissime opere di diversa fattura ed è significativo notare il numero particolarmente elevato degli strappi di affreschi da lui eseguiti: la documentazione d’archivio registra più di quaranta interventi di questa natura, con successivo restauro, che riguarda lo strappo di singoli affreschi, ma spesso anche di interi cicli che ricoprivano superfici assai ampie. Tra i suoi più importanti interventi si ricordano il restauro di San Pietro al Monte di Civate a Como, lo stacco e il ricollocamento di dipinti murali di Casei Gerola (Pavia, 1966) e di affreschi del Romanino a Pisogne (Brescia, 1966), il recupero di dipinti murali di chiese monolitiche in Etiopia (1967-1968), il restauro del gruppo scultoreo del Mazzoni con il Compianto su Cristo morto nella Chiesa del Carmine a Brescia (1979). Molti gli interventi nei paesi delle valli bergamasche a Clusone, Averara, Santa Brigida, e nella città di Bergamo. L’opera più rilevante della sua carriera in terra bergamasca si può considerare quella che esegue presso il monastero domenicano di clausura Matris Domini in Bergamo, dove interviene più volte nell’arco di un decennio a partire dal 1966, portando alla luce pitture murali che subito la critica considerò tra le testimonianze più importanti del Duecento e Trecento lombardo. Numerosi sono gli interventi svolti su affreschi e tele commissionati dalle soprintendenze, dalle pinacoteche e dalle amministrazioni comunali di Lombardia, Liguria, Piemonte, Veneto e Toscana.

Dopo un’intensa attività sviluppata nell’arco di quasi sessant’anni, Giuseppe Arrigoni nel 1983 redige una dichiarazione di “Cessazione attività”, continuando comunque a eseguire lavori di piccola entità soprattutto per committenti privati, ma dedicandosi principalmente, fino a poco prima della sua scomparsa avvenuta nel 2006, all’attività più artistica di pittore.

Estremi cronologici del fondo: 1912-2001

Tipologia e data di acquisizione: Donazione – 3 giugno 1997

Documentazione:
Il fondo documenta l’attività di restauro di Giuseppe Arrigoni e gli interventi di conservazione su opere d’arte pittorica.
La documentazione conservata è prevalentemente di carattere contabile e fiscale, costituita da preventivi e fatture.
Abbondano ritagli di giornali e di pubblicazioni periodiche raccolti a corredo e testimonianza degli interventi effettuati.
Consistente è il materiale fotografico, in parte probabilmente proveniente dall’archivio della Soprintendenza.

Accessibilità:
Fondo sottoposto a vincolo d’interesse storico particolarmente importante, sarà necessario inviare preventivamente richiesta di consultazione alla Soprintendenza Archivistica e Bibliografica della Lombardia tramite apposito modulo.
Consultabilità negli orari di apertura dell’Associazione previa richiesta scritta tramite e-mail ad asri@associazionegiovanniseccosuardo.it