Scheda biografica di Giovanni Secco Suardo

ANNO

GIOVANNI SECCO SUARDO

IN ITALIA

1798

Il 23 agosto nasce a Lurano (Bergamo), nel castello della famiglia Secco Suardo, una delle più antiche famiglie bergamasche che nel corso del Settecento continuò a distinguersi e alcuni dei suoi esponenti furono figure di spicco negli ambienti del tempo.

Giovanni Secco Suardo trascorre la sua giovinezza a Bergamo, frequentando l’ambiente dell’Accademia Carrara e quindi la cerchia dei colti conoscitori d’arte, come Guglielmo Lochis, Carlo Marenzi, Paolo Vimercati Sozzi, Pietro Moroni. Nonostante i suoi interessi umanistici intraprende gli studi giuridici, ma da autodidatta si dedica agli studi sull’arte e sul restauro.

 
1820 Sposa Teresa Ragazzoni.  
1831 Si trasferisce con la famiglia a Milano, dopo essere stato nominato Deputato della città di Bergamo presso la Congregazione Centrale di Milano. Si dedica allo studio delle tecniche degli antichi maestri.
Frequenta gli ambienti dell’Accademia di Brera. Conosce Giuseppe Mongeri, frequenta i cenacoli del collezionismo, soprattutto lo studio di Giuseppe Molteni. Conosce Giovanni Morelli e fra i due nasce una intensa amicizia che durerà per il resto della vita. I loro legami personali e la loro attività professionale si incrociano continuamente e nel Morelli il conte troverà sempre ampia comprensione e appoggio.
Su questo problema avevano già lavorato Charles Eastlake e Mary P. Merrifield. In Inghilterra già da tempo era nato un vivace dibattito intorno ai problemi di conservazione del patrimonio artistico ed ai metodi di restauro impiegati, tanto che la Royal Commision on the Fine Art aveva incaricato un gruppo di studiosi di raccogliere il materiale esistente sulle tecniche degli antichi.
1844-
1850
Nell’arco di questi anni si colloca tradizionalmente il suo viaggio nel Nord Europa: Monaco, Vienna, Dresda, Lipsia, Berlino, visitando le maggiori pinacoteche. Ne nasce il Taccuino, una sorta di diario di viaggio, pubblicato per la prima volta nel 1995, in occasione del Convegno a lui dedicato (in Giovanni Secco Suardo (1798-1873). Fonti Strumenti Materiali di Ricerca, a cura di E.De Pascale e C.Giannini, Bergamo 1995, pp.113-172.), dove sono annotate tutte le sue osservazioni. Si tratta soprattutto di annotazioni minuziose sullo stato di conservazione dei dipinti, che rivelano quanto il Secco Suardo fosse attento, sin da allora, alle condizioni in cui un’opera d’arte veniva tramandata.
In seguito ai suoi soggiorni all’estero si dedica sempre più assiduamente allo studio delle tecniche artistiche e delle tecniche di restauro, arrivando ad interessarsi esclusivamente della conservazione del patrimonio artistico ed a dedicarsi all’esperienza di restauratore.
 
1850-
1863
In questi anni frequenta la bottega del noto restauratore milanese Alessandro Brisson, che probabilmente conobbe quando questi si trovava a Bergamo dove lavorava come restauratore di Guglielmo Lochis. Sono gli anni in cui si intensificano anche i rapporti con l’amico Giuseppe Fumagalli, figlio del noto pittore restauratore Bortolo Fumagalli, che a Bergamo aveva una delle più importanti botteghe di restauro. Tra i due vi è un reciproco scambio di ricette, informazioni sui vari esperimenti, notizie sugli acquisti e sui prezzi delle opere.
Il Secco Suardo, in questo periodo, aveva già sperimentato alcune sue tecniche e stava cominciando ad elaborare un nuovo sistema di trasporto dei dipinti e degli affreschi, quello che poi avrebbe descritto nel suo famoso Manuale di restauro.
In Italia, le tecniche di restauro in uso i questo periodo non poggiavano ancora su delle basi scientifiche. Ancora alla metà dell’Ottocento la sede di maggiore prestigio per il restauro pittorico era considerata Parigi, dove molte opere italiane venivano inviate per sottoporsi ad interventi di restauro. Le tecniche di trasporto, la cui fortuna si deve ai trasporti eseguiti da Robert Picault a Parigi, erano poco diffuse e viste ancora con una certa diffidenza.
Giovanni Secco Suardo cerca di reperire la maggior quantità di notizie sulle tecniche di restauro in uso in Europa. Fra i vari contatti, quello con Paul Kiewert, il più noto restauratore parigino, che molte commissioni riceveva dall’Italia, con il tedesco Maximilian Pettenkofer e il russo Alexandrovic Gedeonov.
1850 ca. Restaura due Nature morte di Bartolomeo Bettera (Bergamo. Accademia Carrara, già collezione Secco Suardo; i due dipinti vennero donati alla pinacoteca dal conte); un Ritratto di Giovanni Suardo, ascrivibile a Vittore Ghislandi (Bergamo, Accademia Carrara, già collezione Secco Suardo).  
1855 ca.

Verso la metà degli anni Cinquanta, esegue con successo il primo esperimento di “strappo” di un frammento di affresco del XIV secolo, proveniente da una abitazione di Bergamo Alta, raffigurante una Scena cavalleresca (Lurano. collezione privata), con quella tecnica che avrebbe utilizzato quattro anni più tardi a Firenze e che avrebbe descritto nella sua opera.

Dopo questo lavoro, il cui risultato fu più che soddisfacente, entra in società con il Brisson, noto non solo come restauratore, ma anche pittore, mediatore e commerciante. Insieme lavorano allo studio di un metodo di trasporto dei dipinti in tavola che sostituiva i tradizionali sistemi di stacco utilizzati fino ad allora nelle botteghe. Eseguono diversi lavori in collaborazione, ma successivamente i rapporti tra i due restauratori si interromperanno, a causa dei diversi interessi che avevano motivato le loro ricerche.

 
1857 Esegue, con il Brisson, il trasporto di un dipinto di Cima da Conigliano, della Pinacoteca di Brera, identificato con il San Pietro in trono con i Santi Giovanni Battista e Paolo (C. GIANNINI, Giovanni Secco Suardo. La vita le opere i restauri, in op. cit., 1995, nota 47, p.41), in seguito al quale il Brisson ottiene diverse commissioni per interventi del genere. Per questo lavoro vengono premiati in occasione del concorso bandito dal Regio Istituto Lombardo di Scienze, Lettere ed Arti, nell’agosto del 1863.  
1858

Anno dell’ultima sua nomina a Deputato della città di Bergamo presso la Congregazione Centrale di Milano e che segna il completo abbandono dell’attività diplomatica per dedicarsi completamente agli studi sul restauro.

Pubblica il suo primo lavoro: Sulla scoperta ed introduzione in Italia dell’odierno sistema del dipingere ad olio, tip. G. Bernardoni, Milano 1858, risultato delle sue ricerche giovanili sulle tecniche pittoriche dei fiamminghi.
A due anni dalla pubblicazione di Secco Suardo, sullo stesso argomento lo studioso milanese Giuseppe Mongeri pubblica il saggio La pittura ad olio, nel quale controbatte le ipotesi di Giovanni, e tra i due nasce una sofisticata disputa. Il conte risponde al Mongeri con un breve scritto, sotto forma di lettera all’amico Gerolamo d’Adda Lettera del conte Giovanni Secco Suardo relativa all’opuscolo del signor Giuseppe Mongeri intitolato della pittura ad olio, tip. G. Bernardoni, Milano 1860, denunciando le sue imprecisioni.

 
Anni ’60 Si ritira nella residenza di famiglia a Lurano, dove si dedica completamente agli studi di conservazione. A Lurano dà vita ad un vero e proprio laboratorio, aiutato dall’allievo Antonio Zanchi. Questi, che già da giovanissimo aveva frequentato la bottega del Fumagalli, diviene subito un abile “estrattista” e lavorerà per il Morelli, i Frizzoni, per Giangiacomo Poldi Pezzoli. Il conte riprende a frequentare l’ambiente della Carrara: Vimercati Sozzi, Guglielmo Lochis, Giuseppe Fumagalli, Giovanni Brentani, commissario della Carrara, per conto del quale esegue anche alcuni lavori.  
1860-1863 Esegue lo strappo di un Compianto della Chiesa di Santa Marta a Monza; di una Madonna con i Santi Caterina e Francesco e della Vergine con i Santi Bartolomeo e Caterina della Chiesa di san Francesco di Bergamo; un affresco con Le nozze mistiche di Santa Caterina e una Madonna con Bambino della Basilica di Santa Maria Maggiore in Bergamo Alta.  
1863 Per la Carrara esegue lo strappo della Madonna con Bambino di Antonio Maria da Carpi. L’opera viene poi mandata all’Esposizione Universale di Parigi (1867), dove è esposta nella sezione dedicata alle Arti Industriali.  
1864 Ottiene dal Ministero della Pubblica Istruzione, grazie anche all’appoggio dell’amico Giovanni Morelli che ne condivide gli scopi, l’incarico di tenere a Firenze, presso i laboratori della Galleria degli Uffizi, una serie di lezioni sul trasporto dei dipinti (dall’11 maggio al 20 giugno), nelle quali egli renderà pubbliche le sue scoperte.
Tra i lavori eseguiti a Firenze, su alcuni dipinti messigli a disposizione delle Regie Gallerie e su affreschi di edifici ecclesiastici, sottoposti alla tutela del direttore Paolo Feroni, ricordiamo: i trasporti di alcune tavole, tra cui una Sacra Famiglia, di scuola umbra databile alla fine XV sec. (dispersa, già Galleria Palatina) ed un Ritratto di Piero de’ Medici, detto il Gottuso (Galleria Palatina); lo strappo di una lunetta con il Martirio di San Benedetto, di Agnolo Bronzino, nel Chiostro degli Aranci della Badia Fiorentina, dove anteriormente aveva eseguito il trasporto di una serie di Tondi con mezze figure del fregio affrescato nel chiostro.
Firenze, dove era attiva una scuola di restauratori di tradizione settecentesca, quali Ulisse Forni e Pietro Pezzati, di orientamenti conservatori, sembra poco propensa a modificare i propri metodi di lavoro e dimostra una certa diffidenza nei confronti dei nuovi metodi dello studioso e restauratore bergamasco, senza per altro nascondere anche una certa curiosità verso quelle tecniche di trasporto che per la prima volta sarebbero state esposte pubblicamente, senza alcun segreto. In tutta la città era riuscito a dar vita ad un vivacissimo dibattito sulle nuove tecniche di restauro
1864-1873 Trascorre gli ultimi anni della sua vita nella residenza di Lurano, dedicandosi soprattutto alla stesura del Manuale ed alla sua diffusione, sempre più convinto dell’importanza di una corretta conoscenza scientifica delle tecniche di restauro e del confronto tra i vari operatori facendo circolare i loro “segreti professionali”, tutto questo per una migliore tutela del patrimonio artistico.  
1864-1865 Cura, insieme ai suoi collaboratori, Antonio Zanchi e Giuseppe Fumagalli, il restauro di alcuni dipinti della collezione di Giovanni Morelli.  
1865 Viene recuperato il ciclo di affreschi con Storie di Ulisse di Giovan Battita Castello nella Villa di Gorlago, dopo anni di difficile trattazione da parte del conte Secco Suardo, consapevole del rapido degrado a cui era sottoposto il ciclo e della necessità di un tempestivo intervento. Gli affreschi, strappati da Antonio Zanchi, da Gorlago vengono trasferiti nel Palazzo della Prefettura di Bergamo, in un clima di generale perplessità, dovuta alla sfiducia ancora esistente verso la nuova tecnica di restauro ed ai dubbi circa la nuova collocazione delle pitture.  
1865 Dona all’Accademia Carrara alcuni disegni della sua raccolta, fra cui alcuni di Giacomo Quarenghi, e vende alcuni dei suoi dipinti, il cui ricavato utilizza per la pubblicazione del suo libro, al quale aveva apportato le ultime correzioni al suo rientro da Firenze e già pronto all’inizio del 1865.  
1866 Pubblica a sue spese, non avendo trovato nessun editore, il Manuale ragionato per la parte meccanica dell’Arte del Restauratore di dipinti, tip. P. Agnelli, Milano, in una edizione ridotta rispetto al suo manoscritto, che avrà una notevole fortuna editoriale, se si pensa che a pochi mesi della sua uscita era già esaurito. Dopo la morte dello studioso e restauratore Giovanni Secco Suardo, il suo Manuale di restauro sarà oggetto di numerose ristampe, a partire da quella del 1894, prima edizione integrale dell’opera, curata dagli eredi, che esce con il titolo Il Ristauratore di dipinti, Milano 1884; rist. Milano, 1918, 1927, 1979, 1992. In quello stesso anno viene pubblicato anche il Manuale del pittore-restauratore Ulisse Forni.
1870 Ripresi gli studi giovanili sulle tecniche pittoriche, pubblica sulla rivista “L’Arte in Italia” un suo saggio Pensieri sulla pittura ad encausto, ad olio e a tempera, Torino; ed un secondo saggio due anni dopo.  
1872 Pubblica Alcune idee sulla pittura degli antichi, in “L’Arte in Italia”, Torino.  
1873 Muore nella sua residenza di Lurano (Bergamo).