AFGHANISTAN 2005-2018

Progetto scientifico finalizzato allo studio, alla conservazione ed al consolidamento strutturale dell’antica moschea di Hadji Piada del VII secolo, nel nord dell’Afghanistan, in prossimità della città di Mazar I Sharif. 

Di straordinaria levatura artistica e architettonica, la moschea è situata in una regione che in un antico passato costituiva uno dei centri nevralgici dei traffici commerciali tra l’Europa e l’Oriente e la cui città più importante, Balkh, fu fondata da Alessandro il Macedone.
Eccezionale architettura religiosa per molti secoli dimenticata e sconosciuta agli studiosi europei fu scoperta nel 1969 dalla studiosa sovietica Lisa Golombek nel corso di una missione di studio.
Considerato uno dei più antichi monumenti islamici in Afghanistan e e uno dei primi nel mondo islamico orientale, la moschea di Hadji Piada (letteralmente “la Moschea del Pellegrinaggio”) si sviluppa su una superficie di 20×20 metri. 

E’ anche conosciuta come Noh Gombad (le Nove Cupole) per le nove volte che coprivano l’edificio. Nonostante che le volte siano collassate gli archi che le sostenevano ancora esistono e come la maggior parte delle superfici interne sono decorate con preziosi stucchi, probabilmente di influenza sassanide.
A seguito di una convenzione firmata nel 2006 con la Délégation Archéologique Française en Afghanistan, presente in Afghanistan fin dal 1922, l’Associazione Giovanni Secco Suardo è membro del Comitato Scientifico del progetto realizzando attività di studio, di consolidamento e di restauro, attraverso missioni di equipe internazionali composte da architetti, ingegneri, architetti e restauratori.
Le attività relative al progetto di consolidamento strutturale degli archi sono progettate e coordinate dal Prof. Ugo Tonietti – Dipartimento di Costruzioni, Università di Firenze (Italy).

Promotore:  Délégation Archéologique Française en Afghanistan (DAFA) – Ministère des Affaires Etrangères

Enti partecipanti e sostenitori: Aga Khan Trust for Culture, World Monument Fund, Associazione Giovanni Secco Suardo, Università di Firenze